Art 27 Cost. “… Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”
Vorrei partire da questo articolo della Costituzione per esprimere il mio convincimento che l’attuale sistema penitenziario è di fatto sicuramente molto lontano dall’applicazione del principio sopra citato in quanto oggi difficilmente i reclusi hanno un trattamento mirato alla rieducazione e al reinserimento nella società.
| IL SISTEMA PENITENZIARIO COME LO VEDO IO |
PRIMO PRINCIPIO FONDAMENTALE
Chi sbaglia paga con la reclusione e/o altri sistemi, ma paga anche economicamente per il danno reso.
Proviamo a sviluppare qualcosa di concreto.
Come sappiamo, i reati si dividono in delitti e contravvenzioni per i quali sono previste pene detentive e pecuniarie. Io vorrei prendere in considerazione le pene detentive e dividerei le stesse in tre livelli.
PRIMO LIVELLO
Per i reati minori commessi da persone non recidive che non provochino danni gravi, ragazzate, piccoli furti, piccoli comportamenti vandalici, ecc. (comunque da definirsi meglio).
Si tratta quindi, nella mia visione, di comportamenti sì delittuosi, ma commessi da ragazzi o persone adulte per la prima volta e che non portano appunto a conseguenze gravi, per cui il sistema penitenziario per questi dovrebbe essere totalmente a carico dello Stato e mirato in modo netto alla rieducazione effettiva delle persone, anche per mezzo di sociologi e psicologi, atto quindi al reintegro dei soggetti stessi nella società civile. Queste persone dovranno essere recluse in carceri apposite che non devono essere alberghi a 4 stelle ma luoghi dignitosi con stanze possibilmente singole e servizi, sufficienti aree aperte e sale di lettura e studio. Dovrebbero essere stimolate attività interne atte a rendere i reclusi sufficientemente autonomi, come i servizi mensa e pulizie; dovrebbe essere data loro la possibilità di incontrare le proprie famiglie, anche nelle loro stanze, purché con la necessaria sicurezza, almeno una volta la settimana.
Il senso di tutto questo non è che devono essere "serviti e riveriti" ma che, essendo il loro un reato minore, dovremmo cercare in tutti i modi di far comprendere loro l’errore commesso e ricondurli alla retta via.
Anche per questo primo livello vale la regola di pagare il danno finanziario causato dal loro reato, magari, se non hanno sufficienti risorse economiche, rateizzando la cifra in virtù delle loro possibilità ed applicando gli interessi legali (questo a migliore garanzia dai “furbi”). Al termine della loro pena e del risarcimento completo del danno causato, non dovrebbero avere la fedina penale intaccata.
SECONDO LIVELLO
Questo, di tipo intermedio, vale per tutti i reati non gravissimi quali furti, scippi, rapine, estorsioni, truffe, bancarotta, ecc. (comunque da definirsi meglio), cioè reati che portano principalmente danni economici e che non sono accompagnati da reati più gravi.
Livello da applicare inoltre anche ai recidivi del primo livello.
Per questi detenuti dovrà essere previsto un sistema carcerario organizzato con camerate e bagni/docce, sale studio, mense e quant’altro tipo collegio, organizzando spazi ricreativi all’interno della struttura.
Punto fondamentale di questo livello è l’attività lavorativa obbligatoria per tutti nonché l’obbligo di rimborso del danno procurato.
Ciò vuol dire che questi reclusi dovranno obbligatoriamente lavorare per mantenere le spese proprie e della struttura, inoltre non potranno tornare in libertà finché non avranno pagato tutti i danni provocati dal loro reato, pertanto dovranno rimanere reclusi e lavorare sia per ripagare le spese per il proprio mantenimento in carcere sia per risarcire il danno causato. I lavori a loro disposizione dovrebbero essere quelli che notoriamente sono necessari ma che pochi vogliono fare, come ad esempio la divisione della spazzatura, la pulizia di fossi, strade e fiumi, la sistemazione dei dirupi a rischio frane sulle strade ecc. Possono essere previsti anche lavori occasionali per privati a prezzo concordato come ad esempio la pulizia di boschi e sottoboschi e quant’altro. Per loro si possono prevedere delle assicurazioni infortuni, ma non contributi e similari in quanto non devono essere considerati dei lavoratori normali ma dei sottoposti a lavori obbligati in virtù di un reato commesso.
Come realizzare un sistema di sicurezza a un costo contenuto per evitare che i detenuti una volta fuori le carceri non fuggano e si rendano latitanti?
SEMPLICE, tutti i detenuti avranno un braccialetto di acciaio realizzato a basso costo utilizzando dei chip di rilevazione satellitari e delle combinazioni di chiusura tali da rendere molto difficile l’apertura e la sua rimozione con mezzi meccanici tradizionali. Ma la cosa fondamentale è prevedere una legge, sicuramente a conoscenza di tutti i detenuti, che stabilisca in automatico per direttissima e senza appello che il detenuto che fugga dai "campi di lavoro", una volta ripreso debba scontare il resto della pena nel terzo livello penitenziario.
A CHE COSA MIRA QUANTO SU ESPOSTO
Hai sbagliato una prima volta e ho cercato di riprenderti (carcere di primo livello).
Hai sbagliato la seconda volta e paghi economicamente sia per il danno recato, in modo da risarcire il danneggiato, sia per il tuo mantenimento in carcere, in modo da non gravare sulla comunità. Se sei un poveraccio che ha commesso un reato per sbarcare il lunario, visto che comunque hai sbagliato e causato danni, io non ti butto in un buco e butto via la chiave ma ti chiedo di pagare per il tuo errore e allo stesso tempo ti tratto con dignità e con civiltà.
Hai fatto il furbo con grosse evasioni, truffe ai danni delle persone perbene, hai mandato in bancarotta la tua azienda arricchendoti in modo truffaldino e mettendo sul lastrico intere famiglie pensando “intanto faccio un sacco di soldi e li porto al sicuro, poi mi faccio qualche mese di carcere a 4 stelle pagando chi di dovere e poi esco e mi vado a godere tutti i soldi che ho truffato”... SBAGLIATO – se la legge prevede, al di là di ogni giudice e ogni avvocato che puoi pagare, che devi risarcire il danno causato altrimenti non puoi uscire di galera, o paghi o i tuoi soldi se li mangia qualcun altro, senza se e senza ma, senza possibilità di appello e con l’obbligo di lavorare in carcere per mantenere i tuoi costi.
Io dico che sapendo ciò questi “furbi” starebbero molto più attenti a quello che fanno e probabilmente una volta presi restituirebbero tutto il maltolto.
Ovviamente si possono prevedere espropri “reali” immediati e duraturi, a garanzia dei danni causati, l’importante che non sia una facoltà dei giudici ma un obbligo di legge. I giudici che non si attenessero a questa (o ad altre) leggi scritte in modo netto e chiaro, prima si sospendono per sei mesi senza stipendio e contributi, poi se perseverano nel non volere attenersi alla legge, si espellono con sospensione della liquidazione a garanzia di eventuali successive richieste di danno da terzi.
A mio avviso, è importante in un sistema democratico che la magistratura abbia la sua autonomia, ma nel momento in cui un giudice dovesse andare al di là delle leggi a cui si deve assolutamente e scrupolosamente attenere, una volta provato senza dubbio, va immediatamente espulso dalla magistratura per evitare la caduta del sistema democratico stesso.
TERZO LIVELLO
Applicato ai reati gravi quali omicidi volontari, stragi, gravi violenze a minori e/o disabili, riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione, pedofilia, ecc. (comunque da definirsi meglio), dovrebbe prevedere come punizione lavori più gravosi. Si devono costruire carceri tipo quelle attuali in prossimità di vecchie miniere, di discariche di rifiuti, ecc. con controllo continuo della produzione e mezzi sufficienti e necessari a garantire che i detenuti lavorino e non possano scappare, senza arrivare alla tortura che considero comunque indegna per un sistema democratico, anche se fatta nei confronti di delinquenti incalliti. Anche le carceri di questo livello non devono essere sovraffollate e le superfici a disposizione dei detenuti, nonché le aree comuni e quant’altro, devono rientrare negli accordi internazionali.
Per tutti dovrebbe essere poi istituito un fondo per il rimborso dei danni causati dai reati, che dovrebbe costituirsi con i proventi del lavoro fatto dai detenuti. Il lavoro tra i detenuti dovrebbe essere diviso in virtù del sesso, dell’età e delle condizioni fisiche, cercando però di anticipare i comportamenti dei “furbi” che si dovessero procurare danni anche lievi atti a garantirsi i lavori meno faticosi e impedire che i detenuti più “facoltosi” possano pagarsi un lavoro più “tranquillo”, punendo in modo esemplare chi fra i controllori dovesse risultare corrotto.
RESPONSABILITA’ DEI MAGISTRATI
La legge dovrebbe stabilire quali sono le tipologie di reati e obbligare il magistrato a condannare l’imputato considerato colpevole di quel reato al livello di pena corrispondente. La decisione su quale livello di pena debba essere applicato ai condannati non deve essere quindi a discrezione del magistrato ma prevista espressamente dalla legge. Il Giudice deve stabilire se è stato commesso un reato e, se sì, di che tipo di reato si tratta, poi, in virtù di questo, applicare la condanna in base a quanto disposto dalla legge.
Il magistrato che sbagli palesemente in un giudizio di primo grado, laddove questo sia chiaramente dimostrabile (ad esempio aver sentenziato contro le norme vigenti), deve risponderne davanti a una corte ad hoc composta in parti uguali da magistrati e rappresentanti della parte offesa; il presidente di tale commissione, con diritto di voto, dovrà essere scelto dalla maggioranza dei componenti fra figure di provata integrità morale (rappresentanti di associazioni sindacali, culturali, di volontariato, organizzazioni no profit sia religiose che laiche, ecc.).
Il magistrato che dovesse essere riconosciuto colpevole dalla maggioranza semplice dei componenti della corte, se considerato in buona fede dovrà essere sospeso la prima volta per tre mesi con interruzione dello stipendio e dei contributi, la seconda volta dovrà essere sospeso per sei mesi, sempre senza stipendio e contributi, la terza volta dovrà esse espulso dalla magistratura.
I giudizi e le udienze di questa corte devono essere inderogabilmente pubblici, meglio se con telecamere e altri mezzi di registrazione, che dovranno essere integrali, onde poter punire opportunamente chi dovesse diffondere notizie in merito alle udienze in misura distorta e/o parziale. Chi lo vorrà potrà così seguire direttamente il procedimento (anche in un secondo tempo), senza che siano “altri” a suggerire le cose, per esempio a mezzo media e magari a spezzoni in base alle proprie convenienze, garantendo a mio avviso maggiori condizioni di trasparenza, onestà e correttezza.
Anche per i magistrati, come per tutti i funzionari e dirigenti pubblici, compreso i politici di tutti i livelli, dovrebbe essere applicata la regola che chiunque risulti vivere del proprio stipendio, qualora venga dimostrato che il suo tenore di vita sia di molto superiore alle proprie possibilità, ovvero vive spendendo cinque, dieci o più volte il suo stipendio (non bisogna fare la caccia alle streghe ma trovare i veri corrotti), deve dimostrare in che modo si procura quei proventi in più. “Male non fare paura non avere”: se sei onesto puoi facilmente dimostrarlo, se hai “aggiustato” dei processi dietro compenso è giusto che paghi come e più degli altri. Se poi appartieni alla categoria di quelli che vogliono dimostrare il loro “potere” (ammesso che esista una categoria di questo genere) sentenziando a proprio piacimento per “goduria personale” o “mania di onnipotenza”, qualora ciò venga dimostrato dai fatti da una corte composta come sopra, devi essere espulso immediatamente dalla magistratura con sospensione della liquidazione a garanzia di eventuali risarcimenti.
In conclusione, sì a una magistratura indipendente ma in caso di dubbi reali ed evidenziati in modo netto dai fatti, a giudicare non possono essere solo dei magistrati, altrimenti si può correre il rischio di giudizi di parte (i controllori e i controllati non dovrebbero in nessun caso essere gli stessi).
E’ indispensabile ovviamente vigilare onde evitare che qualche politicante da quattro soldi, approfittando di quanto sopra detto, proponga leggi che permettano il controllo in qualche misura della magistratura, ricattando quindi i magistrati e “costringendoli” a una qualche forma di sottomissione alla politica (e alla partitica).
Ribadendo ancora una volta che non è contro la magistratura che voglio inveire né contro la sua necessaria indipendenza, è indispensabile però, e a mio avviso interesse dei tanti magistrati onesti, colpire eventuali corrotti per evitare che si faccia “di tutta l’erba un fascio”, a scapito delle tante persone perbene.
Dite voi la vostra sempre possibilmente proponendo alternative plausibili e realistiche; è gradita anche e soprattutto la testimonianza di eventuali giudizi “inspiegabili”, senza però cadere nella retorica né a condanne a priori ma, partendo anche da specifici fatti personali, andare allo studio e all’analisi oggettiva di quanto è accaduto.
Vediamo se si unisce alla discussione anche qualche magistrato, cosa che sarebbe sicuramente gradita e comunque a mio avviso utile al dibattito propositivo.
A breve esporrò in un capitolo a parte la mia esperienza personale con la quale penso di poter dimostrare come nel mio caso ci siano stati da parte di diverse autorità, compresa la magistratura, una serie di “abbagli” a mio modesto avviso molto evidenti, che vorrei però condividere con voi per avere una opinione terza e imparziale. Se avrete modo di seguire la mia vicenda e quella della comunità di Sanguineda, dove io abito, se lo vorrete potrete apprendere delle notizie molto interessanti su come vanno le cose in Italia e che per alcune persone a conoscenza dei fatti hanno davvero dell’inverosimile.