Iniziamo a parlare di scuola

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Naturalmente si possono dare innumerevoli definizioni dell’istruzione e delle sue priorità nonché di quanto questa possa (o non possa) servire alla popolazione.

Secondo me, in un sistema che si definisce democratico, l’istruzione è una cosa fondamentale perché consente a tutti di crescere in virtù delle proprie possibilità e delle proprie aspettative, aiutando le persone a difendersi dai soprusi e dalle ingiustizie.

Quindi, a mio avviso, questa deve essere aperta a tutti con pari opportunità e senza distinzioni in base alla fascia sociale di appartenenza.

Penso che fin qui siamo tutti più o meno d’accordo, ma proseguendo nell’analisi reale è probabile che vengano fuori delle differenze.

 

COME LA VEDO IO!!!

Premetto che da tantissimi anni (fin da quando frequentavo i primi anni delle superiori) io contesto il metodo di insegnamento utilizzato in genere dalla scuola italiana in quanto lo considero legato a vecchi contesti ora non più attuali né realistici. Infatti l’insegnamento in Italia è di tipo quasi esclusivamente “nozionistico”, cioè basato principalmente su nozioni da imparare “a memoria” e da ripetere poi all’insegnante di turno per avere un voto positivo o negativo in base a quella specifica interrogazione; al termine dell’anno scolastico l’alunno viene quindi giudicato in virtù dei “voti” presi alle varie interrogazioni e ai compiti scritti.

Fino a un secolo fa questo metodo di insegnamento andava bene perché c’era un sistema basato su pochissimi che studiavano (sostanzialmente i figli dei proprietari terrieri o di facoltosi imprenditori). Questi dovevano studiare per istruirsi e differenziarsi da tutti gli altri, più o meno ignoranti, senza preoccuparsi di apprendere cognizioni atte a crescere da un punto di vista imprenditoriale e sociale in quanto per loro c’era una continuità rispetto ai propri genitori, cioè loro erano i padroni e gli altri i loro servitori.

Fortunatamente per noi questo sistema si è via via trasformato a partire dal dopo guerra e per i primi 20-30 anni, grazie anche alle lotte dei lavoratori in genere e all’aumentata consapevolezza dei propri diritti, dovuta anche all’aumento dell’istruzione.

Ma la scuola cosa ha fatto? Si è adeguata ai tempi e al cambiamento? A MIO AVVISO ASSOLUTAMENTE NO!!!!

Io credo che le varie riforme che di governo in governo vengono fatte servono quasi esclusivamente per aumentare il livello di burocrazia e permettere ai potenti di turno di meglio controllare i docenti, gli appalti, le assunzioni e via dicendo.

 

COSA FARE

Secondo me bisognerebbe iniziare a concepire la scuola in modo diverso da quello attuale e cioè capire che nella nostra società è necessario avere bene in mente alcuni punti:

  1. La scuola dell’obbligo dovrebbe servire a dare a tutti (alla maggior parte possibile) un livello di cultura generale sufficiente a garantire l’inserimento dei giovani nel mondo attuale.
  2. Dovrebbe dare a tutti la possibilità oggettiva di districarsi nell’attualità politico-sociale, imparando a ragionare “con la propria testa” e cercando di ridurre al minimo la possibilità di condizionamento da parte dei vari soggetti in causa (politici, media, informazione faziosa, pubblicità ingannevoli, ecc.).
  3. Dovrebbe avere un percorso continuo di almeno dieci anni con un programma non ripetitivo che, materia per materia, dovrebbe partire dalle basi per arrivare al punto di conoscenza prefissato.
  4. Dovrebbe insegnare oltre all’italiano anche la lingua inglese in forma essenziale pur nella sua completezza (e su questo fortunatamente sono già stati fatti passi importanti), lingua che, a mio avviso, per la sua semplicità e la sua vasta diffusione, potrebbe diventare la lingua ufficiale dell’unione europea, in appoggio alle varie lingue nazionali, in modo da permettere un dialogo diretto tra i cittadini europei, senza bisogno di interpreti.
  5. Altra cosa molto importante che secondo me si dovrebbe raggiungere è l’indirizzamento di ognuno verso le materie per cui è più predisposto, in modo da ottimizzare la riuscita degli studi futuri, magnificando le aspettative di ognuno ed evitando probabili delusioni che porterebbero i più alla fuoriuscita prematura dalla scuola (da non confondere assolutamente con il concetto a me avverso “selezioniamo i migliori e mandiamoli avanti e lasciamo indietro i peggiori”; il mio concetto è “indirizziamo, nel limite del possibile, ogni studente nel campo a lui più consono per predisposizione naturale in modo da avere in ogni settore i migliori risultati a beneficio di tutta la comunità").

Proviamo in concreto ad ipotizzare un cambiamento in base alle varie materie di insegnamento.

Per fare un esempio, attualmente le materie letterarie, la storia e la geografia sono poco legate tra loro e questo secondo me è un errore notevole perché porta gli studenti ad imparare a memoria delle nozioni che, essendo slegate fra loro, diventano per molti poco interessanti, al punto di arrivare a considerare tali materie come inutili, da imparare a memoria per “prendere un buon voto ed andare avanti”. Se invece si studiassero in modo collegato, considerando il luogo geografico, il momento storico e il contesto socio-politico in cui i fatti sono avvenuti, si potrebbe meglio capire tutto ciò che è accaduto, perché è accaduto e far sì che diventi una memoria storica, anche personale. Ancora meglio se ciò avvenisse anche mediante dibattiti in aula che seguono le varie fasi delle lezioni; si avrebbe una partecipazione attiva con studenti più motivati e invogliati allo studio, oltre al fatto che un simile metodo porterebbe chi ha meno predisposizione nella singola materia a meglio apprendere i concetti, favoriti dalla discussione in aula.

Molto spesso da ragazzi, principalmente chi come me ha fatto studi tecnici e scientifici, si pensa che le materie letterarie sono una “scocciatura” da fare per forza; col passare degli anni ci si rende poi conto del contrario anche se, spesso, quando non si è più in tempo per porre rimedio.

Un metodo come sopra esposto porterebbe sicuramente a una forte memorizzazione dei fatti storici che si sono susseguiti, alle varie cause e alle relative conclusioni, perché le date o i nomi si dimenticano facilmente ma i concetti restano impressi e contribuiscono alla formazione di una memoria storica che può servire nel proseguo della vita di ogni studente, aiutandolo a meglio affrontare il proprio futuro.

 

Per quanto riguarda la durata e la struttura del sistema scolastico, nel mio immaginario prevedo, come già detto, una scuola dell’obbligo della durata di 10 anni (dai 6 ai 16 anni di età) al termine del quale periodo gli studenti dovrebbero avere un buon livello di conoscenze generali ed essere in grado di apprendere e capire concetti specifici delle varie discipline. Gli istituti superiori dovrebbero comporsi di periodi di 4 anni, nei quali non devono essere ripetute materie di cultura generale già apprese nella scuola dell’obbligo, ma devono essere studiate materie specifiche in base all’indirizzo, possibilmente con stage presso aziende con applicazioni pratiche di quanto si studia. E’ importante che gli allievi vengano giudicati da insegnanti capaci in base sia al rendimento generale, sia alle nozioni acquisite, ma anche all’attitudine dimostrata e alla comprensione delle materie stesse, in modo che il giudizio finale possa essere utile ad una prima formulazione delle capacità di ogni studente.

Gli studenti che al conseguimento del diploma volessero continuare gli studi, dovrebbero essere indirizzati dagli insegnanti alla facoltà che più si addice loro (nel limite del possibile e senza obblighi per nessuno).

L’università, essendo il livello più alto di studio, deve essere aperta a tutti, favorendo chi meglio dimostra attitudine alla facoltà specifica e al contempo volontà di studiare e capacità di apprendere con profitto. Per quegli studenti che dimostrino capacità e volontà, ma che non avessero i mezzi per mantenersi agli studi, lo stato dovrebbe predisporre borse di studio sufficienti a garantire la possibilità di studiare e conseguire la laurea, anche ricorrendo, se lo studente è particolarmente indigente, a indennizzi per alloggio, vitto e retta universitaria; tali borse di studio, essendo di fatto un investimento che lo stato fa con soldi di tutti, dovrebbe essere dato solo a chi ne ha diritto e dimostra di seguire gli studi con profitto (essere in corso e con una media alta degli esami). Gli studenti che scambiano gli studi universitari per un’attività intesa come passatempo o simile, per la quale hanno il diritto di frequenza con rette di iscrizioni calmierate e senza necessità di dimostrare il profitto, devono essere dissuasi dal sistema a mezzo di rette sufficientemente alte, tali da far cambiare loro idea. Ciò non deve essere interpretato come una punizione per qualcuno, ma come un incentivo a lavorare meglio e in modo serio, in quanto l’Università serve a preparare i dirigenti di domani. Una laurea presa "tanto per avere un pezzo di carta in mano" in una società moderna non serve a niente, in quanto il sistema ha bisogno di persone altamente specializzate e preparate alle varie materie (naturalmente gli studenti-lavoratori meritano un discorso a parte).

Facciamo qualche esempio pratico.

Se abbiamo studenti di medicina che non hanno nessuna predisposizione alla materia, ma sono lì solo per un preteso diritto allo studio uguale per tutti, ci si ritroverà un domani davanti ad un medico che, probabilmente, non sarà in grado di effettuare il proprio lavoro al meglio, con chiare ripercussioni negative per tutto il sistema.

Nel caso di uno studente di ingegneria non portato per la materia di specializzazione, potremmo avere un domani un ingegnere che, chiamato a svolgere un ruolo importante, non essendo effettivamente capace a farlo nel migliore dei modi, darebbe un evidente danno a tutti.

Potremmo andare avanti con gli esempi per tutte le facoltà, ma il concetto è sempre lo stesso.

Mi si potrebbe contestare che, se lo studente si laurea, vuol dire che ha sostenuto tutti gli esami, per cui è abilitato a svolgere quella mansione.

Questo è un concetto che è vero solo in parte perché, nella maggior parte dei casi, se esami fondamentali di indirizzo, che sono particolarmente difficili per chi appunto non è predisposto per quella materia, vengono dati tre o più volte fino al loro superamento magari con il minimo del voto, ciò non vuol dire che quello studente, una volta laureato, sia effettivamente in grado di svolgere al meglio quella professione.

Io sono convinto che il concetto che si è venuto a formare negli ultimi venti anni in base al quale vale “il pezzo di carta” conseguito senza evidenziare altro, ha portato ad avere, specialmente nel pubblico ma anche in alcune tipologie del privato, in particolare quelle direttamente o indirettamente “controllate” dalla politica, persone ai vertici di attività importanti e strategiche per il funzionamento dello Stato non proprio all’altezza del compito affidato loro.

Posso anche sbagliare ma se vogliamo una conferma, ripropongo quanto detto anche in altro articolo: incominciamo a responsabilizzare i vertici e i funzionari in generale, in modo che se sbagliano pagano, senza possibilità di scaricare la responsabilità ad altri, poi vediamo cosa succede. Naturalmente è mio profondo convincimento che ciò non avverrà mai, almeno con questi politicanti che ci ritroviamo, perché poi come farebbero a spartirsi le poltrone fra loro se “il posto” comporta anche dei doveri e non solo dei diritti (e spesso molti soldi)?

 

MA ALLORA COSA FACCIAMO? ALL’UNIVERSITA’ SOLO I MIGLIORI?

Assolutamente no, non l'ho mai pensato.

Possiamo però, come già detto, prevedere un livello di studi per gli specialisti, completamente a carico dello Stato, almeno per i meno abbienti che però mostrano predisposizione alle materie, in modo da preparare specialisti per il futuro in grado di portare prosperità alla società.

Poi potremmo avere un livello secondario, prevedendo anche metodi di preparazione agli esami che utilizzino anche nuove tecnologie, per esempio video lezioni preregistrate con accesso da parte di studenti da casa, con la possibilità di apprendimento in base alle proprie capacità e alle proprie esigenze di orario, avvantaggiando anche chi lavora.

In tale livello gli esami possono essere dati, previa iscrizione online da parte degli studenti, in orari e giorni prefissati, anche venendo in contro alle varie esigenze. Il costo degli esami e delle video lezioni sarà stabilito in funzione dei costi effettivi, non gravanti quindi sulla comunità; lo stesso vale per quanto riguarda il costo degli esami e di eventuali lezioni in aula.

La mia idea è: ottimizziamo le risorse preparando al meglio e con gli investimenti necessari chi meglio potrà un domani aiutare la società, senza distinzioni sociali ma solo in virtù delle capacità reali.

Questo porterebbe ad avere in futuro un nocciolo forte e importante di persone altamente qualificate che dovranno operare per il bene comune, potendo competere con sicurezza e garanzia di riuscita in un mondo sempre più tecnologico e specializzato, dove la preparazione e la competenza sono fondamentali.

Naturalmente lo Stato può prevedere forme di tutela per chi, avendo potuto studiare e specializzarsi in virtù di un investimento pubblico, decida poi, pur avendo pari opportunità in Italia, di andare a lavorare altrove, rendendo vario l’investimento pubblico, ma questo è un discorso a parte.

In definitiva chiunque può, se lo vuole, laurearsi anche in base alle proprie preferenze.

Però se non sei in grado di dimostrare attitudine e capacità specifiche o non hai voglia di applicarti allo studio, puoi avere tutti i soldi che vuoi ma potrai avere accesso solo alla laurea di secondo livello, che non deve esse considerata come un limite ma come una scelta personale. Ciò vuol dire che sarà sempre una laurea che garantirà la persona di aver conseguito una serie di esami, in base ai vari indirizzi e piani di studio, di avere dato una tesi di laurea ma di non essere uno “specialista”.

Come già detto in altre occasioni, il mio concetto è individuare per ognuno le caratteristiche migliori, indirizzarlo alle attività e agli studi a lui più consoni, per il bene proprio e l’ottimizzazione del sistema società e non per selezionare i migliori a danno di chi ha meno capacità e possibilità, perché per me è fondamentale il rispetto di ognuno e le pari opportunità per tutti.

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